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domenica 2 gennaio 2022

Il quarto segno




INTRODUZIONE 


Una delle caratteristiche peculiari del Vangelo secondo Giovanni è quella di raccogliere un piccolo numero di miracoli di Gesù definendoli in modo specifico come suoi segni (semeia). Nei Vangeli sinottici, il significato del termine segno è prevalentemente negativo, in quanto viene usato dagli oppositori di Cristo per chiedergli di convincere i dubbiosi sulla sua identità, ricevendo come risposta quasi sempre un rimprovero. Negli Atti degli Apostoli apprendiamo che Gesù compì opere potenti, prodigi e segni (2:22), incontrando per la prima volta questo termine in senso positivo, anche se generico. Nel quarto Vangelo invece, il significato di questa parola assume una dimensione molto più profonda, costituendo di fatto nelle sue ricorrenze una sorta di percorso che conduce il lettore da una superficiale apertura alla fede ad una piena consapevolezza dell'identità di Gesù Cristo, che non necessita più di miracoli per essere sostenuta. Possiamo dunque schematizzare tale percorso nel seguente modo: 



Questi segni raccolgono l'eredità teologica dei segni che Dio ha compiuto per il suo popolo nell'esodo verso la libertà, proiettandoli nella persona di Gesù e nella pienezza della rivelazione salvifica del Padre in lui. Essi testimoniano quindi dell'identità e dello scopo di Cristo, non per far ristagnare i credenti nel deserto della continua necessità di miracoli (come accadde a Israele per la sua incredulità), ma per portarli subito nella maturità di una fede capace di vivere ancorata a lui e portare molto frutto (Gv. 15:5). Una fede capace di entrare subito nella terra promessa per conquistarla. Una terra che questa volta è estesa a tutto il mondo, per una conquista che questa volta è spirituale: mediante la proclamazione del Vangelo e la preghiera, continuando attraverso lo Spirito Santo (con l'autorità di Cristo risorto) l'opera iniziata da Gesù durante il suo ministero terreno (Gv. 17:18).  


Osservando il Vangelo secondo Giovanni nella sua interezza, è possibile ora definire con precisione quali siano i segni specifici presentati dall'opera, e la loro esatta successione. Abbiamo dunque questi sette principali segni, più uno conclusivo: 

  1. trasformazione dell'acqua in vino (2:1-11);

  2. guarigione del figlio dell'ufficiale reale (4:46-54);

  3. guarigione dell'uomo paralizzato da trentotto anni (5:1-9);

  4. moltiplicazione dei pani (6:1-14);

  5. Gesù cammina sul mare (6:15-25);

  6. guarigione del cieco nato (9:1-8);

  7. risurrezione di Lazzaro (11:1-46) 

  •  + la pesca miracolosa (21:1-14)5.

Ognuno di questi segni ha un preciso significato circa l'identità di Gesù, e la pienezza della rivelazione relativa alla salvezza di Dio. 


Dopo aver approfondito il primo, secondo e terzo segno, passiamo adesso al quarto. Dopo la rivelazione su Gesù come Sommo Sacerdote e Sposo, oltre che come Colui che guarisce e che elargisce la Grazia di Dio attraverso la Nuova Alleanza, andiamo a vedere questa nuova rivelazione cristologica. 


LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI


Gv 6:1 Dopo queste cose Gesù se ne andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. 2 Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i segni miracolosi che egli faceva sugli infermi. 3 Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.

4 Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina.

5 Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» 6 Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare. 7 Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto». 8 Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: 9 «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?» 10 Gesù disse: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. 11 Gesù, quindi, prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. 12 Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». 13 Essi quindi li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi che di quei cinque pani d'orzo erano avanzati a quelli che avevano mangiato.

14 La gente dunque, avendo visto il segno miracoloso che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo». 


Nella narrazione del Vangelo di Giovanni che stiamo seguendo, Gesù è già tornato due volte (cfr. 2:13) nella capitale per le festività religiose. I giudei erano obbligati ad andare a Gerusalemme nelle tre feste principali, ossia Pasqua, Pentecoste e Tabernacoli. Gesù ci era stato a Pasqua, era ritornato in Galilea attraverso la Samaria in maggio (cfr. 4:35, i campi maturi) e possibilmente è stato pochissimo tempo nella sua regione prima di dover tornare a Gerusalemme forse proprio per la festa di Pentecoste che ricorre sette settimane (50 giorni) dopo la Pasqua, intorno al nostro mese di giugno, quando ha guarito l’uomo paralitico alla piscina di Betesda, la piscina della “grazia”.


Con il racconto di oggi termina il primo anno di attività ministeriale di Gesù e sta iniziando il secondo, in prossimità con la nuova Pasqua ma lontano geograficamente dal percorso di pellegrinaggio a Gerusalemme. La successione delle festività religiose in concomitanza degli eventi principali raccontati non è sicuramente casuale ma voluto dall’evangelista nella costruzione del suo scritto. 


La folla vede i segni miracolosi che Gesù compie e questo, all’interno del Vangelo, ne costituisce il quarto. Gesù sale sul monte in Galilea, associato nei Sinottici a importanti eventi teologici (Discorso della Montagna Mt 5, chiamata dei Dodici Mc 3:13, apparizione dopo la risurrezione Mt 28:16). La montagna, come viene chiamata, rappresenta quindi una sorta di Sinai cristiano. Gv 6 contiene lo stesso tema del Discorso della Montagna di Matteo e cioè una contrapposizione tra Gesù e Mosè. 


La moltiplicazione dei pani è l’unico segno giovanneo che sia raccontato da tutti e quattro i Vangeli, e in modo molto simile, anche se Giovanni offre una sua peculiare chiave interpretativa dell’evento data da Numeri 11.


La domanda di Gesù a Filippo, infatti, riecheggia nella domanda di Mosè: 


Nu 11:13 Dove prenderei della carne da dare a tutto questo popolo? 


I paralleli tuttavia non finiscono qui, tanto che possiamo identificare un vero e proprio schema condiviso: 


  • Il popolo si lamenta (Nu 11:1 - Gv 6:41.43)

  • Descrizione della manna (Nu 11:7-9 - Gv 6:31)

  • Da mangiare carne (Nu 11:13 - Gv 6:51)

  • Raduneranno per loro tutto il pesce del mare in modo che ne abbiano abbastanza? (Nu 11:22 - Gv 6:9 e v.12)


Filippo risponde che non basterebbero duecento denari per comprare il cibo necessario. Considerando che in Mt 20:2 un denaro è la paga di un giorno, capiamo che è una cifra enorme. 


Andrea però dice che C'è un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci.


E questo dettaglio rappresenta l’anti-tipo di un episodio del profeta Eliseo:


2 Re 4:42 Giunse poi un uomo da Baal-Salisa, che portò all'uomo di Dio del pane delle primizie: venti pani d'orzo, e del grano nuovo nella sua bisaccia. Eliseo disse al suo servo: «Danne alla gente perché mangi». 43 Quegli rispose: «Come faccio a mettere questo davanti a cento persone?» Ma Eliseo disse: «Danne alla gente perché mangi; infatti così dice il SIGNORE: Mangeranno, e ne avanzerà». 44 Così egli mise quelle provviste davanti alla gente, che mangiò e ne lasciò d'avanzo, secondo la parola del SIGNORE.


Infine il pesce secco, in greco ichthys, è un termine altamente teologico in quanto le prime comunità cristiane costruirono attorno a questa parola un acronimo per “Cristo”. 


Gesù dunque è l’erede messianico di Elia ed Eliseo che rivela Dio Padre e sfama le folle riunite attorno a lui. Egli è la manna del cielo e la carne che offre per nutrire il popolo. Non a caso questo racconto presenta anche un forte motivo eucaristico in quanto segno messianico che adempie le promesse dell’Antico Testamento rispetto all’imminenza della cura di Dio per il suo popolo.


È Gesù stesso a dividere i pani, e questi miracolosamente saziano tutti i presenti che, vedendo il segno miracoloso, riconoscono Gesù come il profeta degli ultimi tempi, successore di Mosè, che sarebbe dovuto venire negli ultimi tempi. 


CONCLUSIONE


Il quarto segno miracoloso di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni è la moltiplicazione dei pani per sfamare la folla che lo aveva seguito sul monte. 


Questo racconto è denso di significati teologici: “il” monte ricorre così spesso nei Vangeli da rappresentare un monte Sinai cristiano. Come sul Sinai il popolo di Israele ricevette la Legge così su questo monte la folla che seguiva Gesù ascoltava le sue parole. 


La domanda di Filippo, invece, inaugura una seconda tipologia tra questo racconto e quello di Numeri 11 relativo alla manna e alle quaglie. Gesù si rivela come la manna del cielo e la carne che sfama, introducendo un tema eucaristico che tuttavia non troverà piena espressione in questo vangelo (l’ultima cena viene sostituita dal racconto della lavanda dei piedi).


Infine il ragazzo che aveva dei pani d’orzo costituisce un parallelo biblico con un episodio di Eliseo, costruendo un ponte tra Elia-Eliseo e il profeta escatologico che il popolo stava tanto aspettando.

domenica 28 novembre 2021

Il terzo segno

Sito archeologico della piscina di Betesda

INTRODUZIONE 

Una delle caratteristiche peculiari del Vangelo secondo Giovanni è quella di raccogliere un piccolo numero di miracoli di Gesù definendoli in modo specifico come suoi segni (semeia). Nei Vangeli sinottici, il significato del termine segno è prevalentemente negativo, in quanto viene usato dagli oppositori di Cristo per chiedergli di convincere i dubbiosi sulla sua identità, ricevendo come risposta quasi sempre un rimprovero. Negli Atti degli Apostoli apprendiamo che Gesù compì opere potenti, prodigi e segni (2:22), incontrando per la prima volta questo termine in senso positivo, anche se generico. Nel quarto Vangelo invece, il significato di questa parola assume una dimensione molto più profonda, costituendo di fatto nelle sue ricorrenze una sorta di percorso che conduce il lettore da una superficiale apertura alla fede ad una piena consapevolezza dell'identità di Gesù Cristo, che non necessita più di miracoli per essere sostenuta.

Questi segni raccolgono l'eredità teologica dei segni che Dio ha compiuto per il suo popolo nell'esodo verso la libertà, proiettandoli nella persona di Gesù e nella pienezza della rivelazione salvifica del Padre in lui. Essi testimoniano quindi dell'identità e dello scopo di Cristo, non per far ristagnare i credenti nel deserto della continua necessità di miracoli (come accadde a Israele per la sua incredulità), ma per portarli subito nella maturità di una fede capace di vivere ancorata a lui e portare molto frutto (Gv. 15:5). Una fede capace di entrare subito nella terra promessa per conquistarla. Una terra che questa volta è estesa a tutto il mondo, per una conquista che questa volta è spirituale: mediante la proclamazione del Vangelo e la preghiera, continuando attraverso lo Spirito Santo (con l'autorità di Cristo risorto) l'opera iniziata da Gesù durante il suo ministero terreno (Gv. 17:18). 

Osservando il Vangelo secondo Giovanni nella sua interezza, è possibile ora definire con precisione quali siano i segni specifici presentati dall'opera, e la loro esatta successione. Abbiamo dunque questi sette principali segni, più uno conclusivo: 

  • trasformazione dell'acqua in vino (2:1-11);
  • guarigione del figlio dell'ufficiale reale (4:46-54);
  • guarigione dell'uomo paralizzato da trentotto anni (5:1-9);
  • moltiplicazione dei pani (6:1-14);
  • Gesù cammina sul mare (6:15-25);
  • guarigione del cieco nato (9:1-8);
  • risurrezione di Lazzaro (11:1-46) 
  • + la pesca miracolosa (21:1-14).

Ognuno di questi segni ha un preciso significato circa l'identità di Gesù, e la pienezza della rivelazione relativa alla salvezza di Dio.

Dopo aver approfondito il primo e secondo segno, passiamo adesso al terzo. Dopo la rivelazione su Gesù come Sommo Sacerdote e Sposo, oltre che come Colui che guarisce, andiamo a vedere questa nuova rivelazione cristologica. 

IL TERZO SEGNO

Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua; perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l'acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l'acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito. Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo. Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». In quell'istante quell'uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
Vangelo secondo Giovanni 5:1-9

Dopo i primi due segni miracolosi avvenuti a Cana di Galilea, ritroviamo Gesù che torna una seconda volta (cfr. 2:13) nella capitale. I giudei erano obbligati ad andare a Gerusalemme nelle tre feste principali, ossia Pasqua, Pentecoste e Tabernacoli. Gesù ci era stato a Pasqua, era ritornato in Galilea attraverso la Samaria in maggio (cfr. 4:35, i campi maturi) e possibilmente è stato pochissimo tempo nella sua regione prima di dover tornare a Gerusalemme forse proprio per la festa di Pentecoste che ricorre sette settimane (50 giorni) dopo la Pasqua, intorno al nostro mese di giugno. Il fatto che ci fossero delle persone inferme sotto i portici della vasca di Betesda conferma il fatto che doveva esserci una temperatura possibilmente mite. Durante la festa di Pentecoste si celebrava la consegna della Legge a Mosè sul Monte Sinai, e possiamo trovare un’altra conferma tematica nei successivi accenni a Mosè nel discorso di Gesù (cfr. 5:45-47).

La porta delle Pecore era a nord-est del Tempio, e veniva chiamata in questo modo perché da qui entravano le pecore che venivano introdotte in città per il sacrificio.

La piscina di Betesda è stata scoperta solo nel secolo scorso, presso l’attuale Chiesa di Sant’Anna a Gerusalemme. Il ritrovamento archeologico ha permesso di scoprirne le dimensioni: di forma trapezoidale larga da 50 a 67 metri per una lunghezza di 96 metri, con una separazione centrale e dei colonnati sui quattro lati. L’acqua proveniva da un drenaggio sotterraneo e, forse, da sorgenti intermittenti. 

Sotto i portici vi erano numerosi infermi che aspettavano un segno miracoloso per poter essere guariti, e tra questi un uomo infermo da ben 38 anni, e questo conferma l’atto realmente miracoloso che sta per verificarsi. Diverse volte nei vangeli, anche sinottici, si utilizza la descrizione di Gesù che vede qualcuno (e implicitamente o esplicitamente ne prova pietà) come mezzo per introdurre un miracolo. Alla domanda di Gesù sul desiderio di essere guarito quest’uomo risponde in modo immaturo e rassegnato, incolpando gli altri del fatto di non essere mai riuscito a entrare nella piscina per ricevere guarigione. Gesù non fa caso a nulla di tutto questo e gli comanda semplicemente di alzarsi, cosa che riesce a fare in modo miracoloso. In seguito quest’uomo parlerà ai Giudei del fatto di essere stato guarito e il tema che li scandalizzerà sarà il fatto che questa guarigione sia avvenuta in giorno di sabato. 

Fin dai Padri della Chiesa come Tertulliano e Crisostomo si è pensato a un motivo battesimale per questo racconto. Nella Chiesa primitiva, questo racconto insieme alla storia di Nicodemo al c.3 e a quella del cieco nato del c.9, veniva utilizzato nella preparazione dei catecumeni al battesimo. Lo studioso Blight pensa che la piscina, agitata da un angelo, sia un simbolo della Legge data da un angelo. Questo significato costituirebbe un rafforzamento della festa di Pentecoste. In più, altri studiosi vedono nei “cinque portici” un ulteriore simbolo del Pentateuco, della Torah. La parola Betesda, per ultimo, significa in ebraico “casa di grazia”.

Tutti questi elementi messi insieme portano alla naturale comprensione simbolica di questo evento: quello che la Legge divina non è riuscita a fare (e neanche i sacrifici ovini nel Tempio) è stato compiuto da Gesù, Figlio di Dio, manifestando in sé la potenza della grazia del Padre. Uno dei significati del battesimo cristiano sarebbe in effetti mostrare visibilmente questa stessa realtà spirituale.

Nel nostro racconto, dopo la descrizione del miracolo, come anticipato prima incontriamo l’ostilità dei giudei al sapere che è avvenuto di sabato, giorno nel quale è vietato dalla Legge di Mosè compiere qualsiasi tipo di lavoro. Questa discussione però permette a Gesù di introdurre un suo nuovo discorso. 

GESU’ FIGLIO DI DIO

Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo; perché faceva quelle cose di sabato. Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero». Per questo i Giudei più che mai cercavano d'ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù quindi rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da se stesso fare cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente. Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa; e gli mostrerà opere maggiori di queste, affinché ne restiate meravigliati. Infatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Vangelo di Giovanni 5:16-24

I giudei di Gerusalemme, come abbiamo visto anche nei segni precedenti, sono stati sin da subito critici nei confronti di Gesù. Con questo segno, però, troviamo esplicitamente che essi perseguitavano Gesù e cercavano addirittura di ucciderlo. Perché? Per i due motivi che troviamo da introduzione a questo suo suo discorso: egli violava il sabato guarendo (e quindi compiendo un lavoro) in questo giorno sacro e, chiamando Dio suo Padre, si faceva uguale a lui.

La risposta di Gesù non nega questi due elementi ma rivela un aspetto importantissimo: la relazione che egli ha, per l’appunto, con Dio Padre. È il momento di sottolineare queste affermazioni. 

Nel simbolismo di questo segno abbiamo visto che Gesù manifesta colui che oltrepassa la Legge di Mosè offrendo un nuovo e definitivo dono divino: la Grazia. Ma come può farlo? Dalle sue parole comprendiamo che non può farlo da sé stesso ma può farlo perché lo ha visto dal Padre. In questo senso quindi, la cristologia giovannea presenta Gesù in modo specifico come rivelatore del Padre. Egli non rivela però perché riceve degli oracoli profetici ma perché è stato unito in modo intimo con lui, tale da avere visto e sentito quello che egli ha voluto fare e dire. Quello che fa il Padre, quindi, lo fa in modo speculare anche il figlio con questo tipo unico di relazione. 

  • Il Padre ama il Figlio, e per questo gli mostra tutto quello che fa
  • Il Figlio ama l’umanità e gli rivela l’amore del Padre
  • Il Padre vuole mostrare opere maggiori della guarigione dello zoppo
  • Il Figlio mostrerà queste opere per fare meravigliare l’umanità
  • Il Padre risuscita i morti e li vivifica
  • Il Figlio vivifica chi vuole
  • Il Padre affida il giudizio al Figlio
  • Il Figlio riceve onore esattamente come il Padre
  • Chi crede al Padre che ha mandato il Figlio ascolta le parole del Figlio
  • Chi ascolta le parole del Figlio passa dal giudizio della morte alla grazia della vita

Questo discorso, nella dinamica della progressione dei segni miracolosi di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni, è fondamentale perché costruisce sulle fondamenta della cristologia abbozzata in precedenza per definirla in modo molto più preciso. 

Gesù si è sovrapposto alle immagini di sacerdote, sposo, guaritore, ma ora possiamo sapere perché lo ha potuto fare. Egli non è solo un profeta o un uomo di Dio ma è il Figlio unigenito di Dio. In virtù di questo rapporto filiale e di questa intimità egli può operare e mostrare ciò che ha precedentemente visto e udito da lui, senza intervenire in modo autonomo ma camminando costantemente in ubbidienza a Dio Padre. 

CONCLUSIONE

La narrazione di una guarigione miracolosa, simile a altre raccontate dai Vangeli sinottici, si trasfigura nel nostro contesto prefigurando Gesù come promotore e garante di una nuova alleanza fondata non più sulla Legge ma sulla Grazia del Padre attraverso di lui. 

Il segno introduce poi un discorso grazie al quale possiamo comprendere come tutto questo può succedere: il rapporto unico di figliolanza tra Gesù e Dio Padre. I credenti sono figli adottati da Dio ma Gesù è il Figlio unigenito di Dio. L’intimità e la vicinanza con il Padre sono l’origine della sua autorità e la fonte delle sue opere e dei suoi insegnamenti. Una consapevolezza fondamentale per la vita cristiana e per la vita di Chiesa. 

domenica 24 ottobre 2021

Il battesimo di Gesù



INTRODUZIONE

Il Vangelo secondo Marco inizia dichiarando sin da subito il proprio intento: testimoniare la buona notizia di Gesù che è il Cristo e il Figlio di Dio. Sappiamo che la sua suddivisione letteraria passa proprio da questi due titoli, riconosciuti in due cruciali professioni di fede che troviamo in 8:27-30 e 15:39.

La scena iniziale si apre con Giovanni il battezzatore, che anticipa l’arrivo di qualcuno di maggiore a lui che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo. Proprio Giovanni battezza Gesù, proveniente da Nazaret di Galilea, nel fiume Giordano. Questo battesimo è il primo vero avvenimento di questo vangelo e, come ogni inizio che si rispetti, non può non avere in sé numerosi significati che andremo a ricercare in questo approfondimento. 

“E FU BATTEZZATO”: IL RACCONTO DEL BATTESIMO DI GESÙ SECONDO L’EVANGELISTA MARCO

In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. A un tratto, come egli usciva dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».
Vangelo secondo Marco 1:9-11

Nonostante la sua grande importanza, possiamo rilevare che questo racconto è incredibilmente sintetico nel nostro Vangelo che, ricordiamo, secondo gli studiosi è il più antico tra i canonici. Confrontandolo con gli altri sinottici possiamo vedere infatti come gli evangelisti successivi aggiunsero altri dettagli all’episodio per elaborare quello che qui è solo accennato. Notiamo a titolo di esempio come Luca aggiunge che lo Spirito scese su Gesù “in forma corporea” come una colomba (3:22) mentre Matteo inserisce un dialogo tra Gesù e Giovanni con il riserbo di quest’ultimo a battezzarlo considerandosi inferiore a lui (3:14-15). In effetti se Giovanni predicava un battesimo di ravvedimento dai peccati, e Gesù fu addirittura concepito senza peccato, come mai volle farsi battezzare dal Battista? Questa è una domanda spinosa alla quale i primi cristiani dovettero trovare una risposta teologica. 

Nonostante la sua brevità, nel testo marciano ci sono degli indizi su diversi temi di teologia biblica che dall’Antico Testamento approdano qui per trovare uno sviluppo che potrà sbocciare appieno con la completezza degli altri scritti neotestamentari. L'introduzione di Marco nei versetti immediatamente precedenti ai nostri introduce la cornice dell'ambientazione che viene presentata come un nuovo esodo e la funzione di Giovanni come nuovo Elia che chiama Israele al pentimento. Dopodiché la narrazione si sposta, e incontriamo il nostro episodio che ha Gesù come protagonista. 

Il battesimo presentato da Giovanni ha conosciuto diverse interpretazioni in quanto pratica innovativa per questo tempo e ben diversa dalle comuni abluzioni e lavaggi rituali che, contrariamente al battesimo, venivano praticate frequentemente. Questo battesimo potrebbe alludere al battesimo dei proseliti ma non vi è certezza che un tale significato fosse conosciuto in epoca così antica. Più probabilmente si tratta di una ripresa dell’attraversamento del mare durante l’esodo, in accordo alla seguente tradizione profetica biblica: 

Allora il suo popolo si ricordò dei giorni antichi di Mosè:
Dov'è colui che li fece uscire dal mare
con il pastore del suo gregge?
Dov'è colui che mise in mezzo a loro lo Spirito suo santo,
che fece andare il suo braccio glorioso alla destra di Mosè,
che divise le acque davanti a loro,
per acquistarsi una rinomanza eterna,
che li condusse attraverso gli abissi,
come un cavallo nel deserto,
senza che inciampassero?
Come il bestiame che scende nella valle,
lo Spirito del SIGNORE li condusse al riposo.
Così tu guidasti il tuo popolo,
per acquistarti una rinomanza gloriosa.
Guarda dal cielo, e osserva,
dalla tua abitazione santa e gloriosa.
Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti?
Il fremito delle tue viscere e le tue compassioni
non si fanno più sentire verso di me.
Tuttavia, tu sei nostro padre;
poiché Abraamo non sa chi siamo
e Israele non ci riconosce.
Tu, SIGNORE, sei nostro padre,
il tuo nome, in ogni tempo, è Redentore nostro.
SIGNORE, perché ci fai peregrinare lontano dalle tue vie
e rendi duro il nostro cuore perché non ti tema?
Ritorna, per amor dei tuoi servi,
delle tribù della tua eredità!
Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese;
i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario.
Noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati,
come quelli che non portano il tuo nome!
Oh, squarciassi tu i cieli, e scendessi!
Davanti a te sarebbero scossi i monti.
Isaia 63:11-64:1

Questo testo descrive alla perfezione il sentimento religioso che doveva esserci nell’ambiente che stiamo considerando, promosso da Giovanni. In entrambi i casi considerati è da rilevare che il presupposto comune, compreso quello appena indicato, assume l’apostasia di Israele e la necessità del suo pentimento. La carica sacerdotale da tempo non osservava più le dinastie indicate dalla Torah, le nazioni pagane da secoli occupavano i territori di Israele e molti giudei sentivano il bisogno di un ritorno alla fede genuina dei loro padri e di un nuovo intervento diretto di YHWH. 

Gesù dunque si fa battezzare da Giovanni nel fiume Giordano, lo stesso fiume che il popolo di Israele attraversò per conquistare con Giosuè la terra promessa, ricapitolando così la storia di Israele e identificandosi egli stesso con l’Israele fedele a Dio. L’immersione e l’emersione riecheggiano tanto l’attraversamento del Mar Rosso durante l’esodo quanto l’attraversamento del fiume Gerico, come appena accennato. 

Durante l’emersione però il nostro testo riporta che Gesù “vide aprirsi i cieli”, espressione utilizzata nei testi apocalittici per descrivere un evento escatologico divino. Possiamo trovare dei paralleli nei seguenti testi: 

Il trentesimo anno, il quinto giorno del quarto mese, mentre mi trovavo presso il fiume Chebar, fra i deportati, i cieli si aprirono, e io ebbi delle visioni divine.
Ezechiele 1:1

Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l'arca dell'alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata.
Apocalisse 11:19

I cieli aperti introducono l’azione divina che nel nostro contesto consiste di due elementi: la discesa dello Spirito come una colomba e la voce di Dio. 

La discesa dello Spirito ricorre nell’Antico Testamento tanto a riguardo del “germoglio che spunterà dal tronco di Iesse”, ossia il messia (Is. 11:1-2) quanto al Servo di YHWH con il compito di portare la rivelazione alle nazioni (Is. 42:1). La colomba invece appare nel racconto del diluvio, che nella tradizione cristiana assume significati battesimali (1 Pt. 3:20-21). Nel Cantico dei cantici viene presentata come simbolo della fidanzata (Ct. 2:14), mentre ancora in Isaia, oltre che in Osea, rappresenta il ritorno in patria di Israele dopo l’esilio:

Chi mai sono costoro che volano come una nuvola,
come colombi verso le loro colombaie?

Isaia 60:8

Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli
e dal paese d'Assiria come colombe;
io li farò abitare nelle loro case», dice il SIGNORE.

Osea 11:11

Il tema biblico dell’uscita dall’Egitto e del rientro dall’esilio si intrecciano più volte, quindi, nel nostro racconto battesimale. Si intrecciano con il simbolo dell’acqua ma anche con lo Spirito e con la colomba. Tutte queste immagini si vanno a fondere con l’identità di Gesù e la missione che sta per intraprendere. 

A questo punto, però, come ulteriore elemento arriva la voce di Dio, che dice: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto». Questa frase è una combinazione di espressioni bibliche riprese dal racconto del sacrificio di Isacco e dalla letteratura profetica. Di seguito i testi più significativi:

E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va' nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò».
[...]
E l'angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo».
[...]
«Io giuro per me stesso, dice il SIGNORE, che, siccome tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo
Genesi 22:2-12-16 

Trasformerò le vostre feste in lutto
e tutti i vostri canti in lamento;
coprirò di sacchi tutti i fianchi
e ogni testa sarà rasa.
Il paese piomberà nel lutto come quando muore un figlio unico,
la sua fine sarà come un giorno d'amarezza.

Amos 8:10

«Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme
lo Spirito di grazia e di supplicazione;
essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto,
e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico,
e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.

Zaccaria 12:10

Io annuncerò il decreto:
Il SIGNORE mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
oggi io t'ho generato.

Salmo 2:7

Isacco diventa il “tipo” di cui Gesù è l’“anti-tipo”: il figlio amato che viene richiesto in sacrificio. Ma Gesù è ancor di più di questo, e nelle parole che si sentono provenire dall’alto ci sono allusioni anche al lutto nazionale per la morte di una persona amata dal popolo oltre che all’intronizzazione di un nuovo re di Israele. 

Questa semplice frase che viene dai cieli appare dunque, una volta comparata con l’Antico Testamento, come il programma di Dio per la persona che si sta facendo battezzare da Giovanni: come la missione e il destino di Gesù.

Lui, come Isacco, verrà chiamato da Dio al sacrificio supremo. Lui, causerà lutto per il popolo di Israele. Sempre lui, riceverà una dichiarazione di figliolanza divina, un'eredità composta da nazioni e dalla totalità delle terre con l’intronizzazione celeste preparata in seguito alla sua morte e manifestata con potenza attraverso la risurrezione.

Ecco quindi come un battesimo svolto per mostrare pentimento, acquisisce numerosi e profondi significati diversi in questo caso particolare. Gesù si fa battezzare da Giovanni, sì, ma non per pentirsi dai propri peccati quanto per ricapitolare in sé la storia di Israele, promuovere l’intervento di Dio in una fase cruciale della storia attraverso un progetto che lo vede protagonista. Questi sono i significati del battesimo di Gesù, che le prime comunità cristiane compresero solo dopo qualche tempo. Questo è l’inizio, che fin dal primo momento dichiara la fine. 

CONSIDERAZIONI FINALI

Il battesimo di Gesù, all’inizio del Vangelo secondo Marco, dà il via al suo ministero terreno e a tutti gli insegnamenti e i miracoli che che arriveranno. Questo battesimo non riguarda una necessità di pentimento da parte di Gesù, in quanto egli è senza peccato, ma una ricapitolazione della storia di Israele e una immedesimazione con l’Israele fedele. Di fronte a questo gesto simbolico e profetico i cieli si aprono e appaiono due manifestazioni divine: la discesa dello Spirito Santo che conferma questo ruolo e la voce di Dio Padre. Egli attesta che Gesù è il suo amato Figlio, nel quale si è compiaciuto. Figlio amato come lo fu Isacco, chiamato al sacrificio come Isacco. Figlio unico la cui morte avrebbe causato un grande lutto in Israele, ma anche Figlio erede della terra e di ogni potenza. Questa parabola di sofferenza, morte e gloria seppur paradossale è la sintesi del vangelo di Dio: la buona notizia per tutti coloro che accolgono la salvezza di Cristo Gesù.

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