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giovedì 2 giugno 2016

Il primo segno

E Dio disse: «Va', perché io sarò con te. Questo sarà il segno che sono io che ti ho mandato: quando avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, voi servirete Dio su questo monte».
Esodo 3:12 

INTRODUZIONE 













Una delle caratteristiche peculiari del Vangelo secondo Giovanni è quella di raccogliere un piccolo numero di miracoli di Gesù definendoli in modo specifico come suoi segni (semeia). Nei Vangeli sinottici, il significato del termine segno è prevalentemente negativo, in quanto viene usato dagli oppositori di Cristo per chiedergli di convincere i dubbiosi sulla sua identità, ricevendo come risposta quasi sempre un rimprovero1. Negli Atti degli Apostoli apprendiamo che Gesù compì opere potenti, prodigi e segni (2:22), incontrando per la prima volta questo termine in senso positivo, anche se generico. Nel quarto Vangelo invece, il significato di questa parola assume una dimensione molto più profonda, costituendo di fatto nelle sue ricorrenze una sorta di percorso che conduce il lettore da una superficiale apertura alla fede ad una piena consapevolezza dell'identità di Gesù Cristo, che non necessità più di miracoli per essere sostenuta2. Possiamo dunque schematizzare tale percorso nel seguente modo3


Questi segni raccolgono l'eredità teologica dei segni che Dio ha compiuto per il suo popolo nell'esodo verso la libertà, proiettandoli nella persona di Gesù e nella pienezza della rivelazione salvifica del Padre in lui4. Essi testimoniano quindi dell'identità e dello scopo di Cristo, non per far ristagnare i credenti nel deserto della continua necessità di miracoli (come accadde a Israele per la sua incredulità), ma per portarli subito nella maturità di una fede capace di vivere ancorata a lui e portare molto frutto (Gv. 15:5). Una fede capace di entrare subito nella terra promessa per conquistarla. Una terra che questa volta è estesa a tutto il mondo, per una conquista che questa volta è spirituale: mediante la proclamazione del Vangelo e la preghiera, continuando attraverso lo Spirito Santo (con l'autorità di Cristo risorto) l'opera iniziata da Gesù durante il suo ministero terreno (Gv. 17:18).  

Osservando il Vangelo secondo Giovanni nella sua interezza, è possibile ora definire con precisione quali siano i segni specifici presentati dall'opera, e la loro precisa successione. Abbiamo dunque questi sette principali segni, più uno conclusivo: 
  1. trasformazione dell'acqua in vino (2:1-11);
  2. guarigione del figlio di un'ufficiale reale (4:46-54);
  3. guarigione dell'uomo paralizzato da trentotto anni (5:1-9);
  4. moltiplicazione dei pani (6:1-14);
  5. Gesù cammina sul mare (6:15-25);
  6. guarigione del cieco nato (9:1-8);
  7. risurrezione di Lazzaro (11:1-46) 
  •  + la pesca miracolosa (21:1-14)5.
Ognuno di questi segni ha un preciso significato circa l'identità di Gesù, e la pienezza della rivelazione relativa alla salvezza di Dio.

Il primo di questi segni è l'unico completamente privo di un parallelo nei Vangeli sinottici ed è un segno di particolare importanza proprio per il suo primato: costituisce la prima rivelazione sull'identità di Gesù, la base di qualsiasi consapevolezza spirituale.  


LA TRASFORMAZIONE DELL'ACQUA IN VINO



Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c'era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». Gesù le disse: «Che c'è fra me e te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta». Sua madre disse ai servitori: «Fate tutto quel che vi dirà». C'erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: «Riempite d'acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all'orlo. Poi disse loro: «Adesso attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l'acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.  
Giovanni 2:1-11

Questo brano si apre con una specifica coordinata temporale: tre giorni dopo. Nella cronologia del vangelo, questa indicazione pone tutto il racconto al vertice di una settimana inaugurale che si apre con i tre giorni di testimonianza di Giovanni Battista (1:19-39), continua con il quarto giorno nel quale Gesù si rivela a Natanaele (1:43-51), per terminare con il terzo giorno dopo il quarto, ossia il settimo giorno6. In questo settimo giorno si compie il primo segno di Gesù, archetipo di tutti i seguenti e simbolo della nuova alleanza e creazione. L'annotazione come terzo giorno (dopo il quarto), rimanda anche ai tre giorni dopo i quali sarebbe avvenuta la risurrezione del Signore. Per tutto il racconto si sovrappongono infatti realtà e simbolo, in una tensione che mira alla trasfigurazione di un semplice aneddoto in una proclamazione teologica e messianica, manifestazione della gloria di Cristo.

Il contesto in sé è quello di una festa nuziale. Anche l'ambientazione  ha un preciso e ricco significato simbolico. Si inserisce infatti nel solco della tradizione profetica veterotestamentaria nella quale il rapporto tra Dio e Israele viene ripetutamente paragonato a quello tra due sposi. Nel libro del profeta Isaia leggiamo per esempio:

Isaia 54:5 Poiché il tuo creatore è il tuo sposo;
il suo nome è: il SIGNORE degli eserciti;
il tuo redentore è il Santo d'Israele,
che sarà chiamato Dio di tutta la terra.


Siamo dunque ad uno sposalizio che ne richiama alla mente un'altro, molto più speciale, che coinvolgerà però non solo Israele ma anche tutti gli altri popoli in uno speciale banchetto con il proprio Creatore.

Il SIGNORE degli eserciti preparerà per tutti i popoli su questo monte
un convito di cibi succulenti,
un convito di vini vecchi,
di cibi pieni di midollo,
di vini vecchi raffinati.

Distruggerà su quel monte il velo che copre la faccia di tutti i popoli
e la coperta stesa su tutte le nazioni.
Annienterà per sempre la morte;
il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso,
toglierà via da tutta la terra la vergogna del suo popolo,
perché il SIGNORE ha parlato.

Isaia 25:6-8

I popoli faticano a vedere la realtà di Dio a causa di un velo, di una coperta. Ma la volontà del Signore è che questa causa di interdizione venga completamente distrutta. E questa distruzione può avvenire solo attraverso il Figlio di Dio, il Messia tanto atteso.  

Tornando al racconto evangelico, sappiamo che vi erano come invitati la madre di Gesù, Gesù stesso, ed i suoi discepoli. Ad un certo punto, venne a mancare il vino. Questa è la condizione iniziale del racconto, dalla quale nasce l'azione. Il vino, come uno degli elementi simbolici del sacerdozio di Melchisedec (cfr. Gen. 14:18 e Eb. 5:10), in questo momento era assente in Israele. La madre di Gesù gli riferisce questa situazione concreta (evidentemente era parente stretta di uno degli sposi), ma il Signore sposta immediatamente la prospettiva dal piano della realtà immediata a quello del simbolismo teologico. La parte fondamentale della sua risposta infatti è "l'ora mia non è ancora venuta". L'"ora di Gesù" non indica il momento in cui egli compie il suo primo miracolo, ma piuttosto l'evento complessivo della sua morte e risurrezione7. Il significato più profondo del vino buono infatti è quello della Nuova Alleanza nel suo sangue, in contrapposizione all'acqua che simboleggia l'imperfetta alleanza sinaitica8. Mentre Maria chiede a Gesù una soluzione per la concreta mancanza di vino durante la festa, Gesù quindi risponde affermando che la sua ora non era ancora giunta, indicando con questo che doveva ancora passare del tempo prima del momento riservato al suo sacrificio, fondamento dell'imminente Nuova Alleanza. Ma la madre di Gesù, in questo momento non capisce la risposta ed ordina ai servitori di ubbidire a Gesù in ogni cosa, per risolvere il problema. Probabilmente l'intervento più logico sarebbe stato quello di andare a comprare del vino presso dei mercanti, oppure chiederlo a persone del luogo e farlo trasportare dai servitori fino al luogo della festa. Ma Gesù fa qualcosa di molto diverso, veicolando simbolicamente il messaggio teologico soggiacente a quella situazione, in una sorta di anticipazione profetica. Per prima cosa chiede ai servitori di riempire d'acqua sei recipienti di pietra, che erano presenti per le abluzioni rituali degli invitati. L'importante teologo e filosofo cristiano Agostino, vescovo di Ippona del V secolo, ha  riconosciuto in questi sei recipienti il simbolo delle età della storia passata. Nel suo commento al Vangelo di Giovanni infatti, egli interpreta il primo recipiente come il simbolo della relazione tra Adamo ed Eva ad immagine di quella futura tra Cristo e la Chiesa: nel primo caso l'uno è stato addormentato per togliergli una costola dalla quale creare la donna, nel secondo caso il Figlio di Dio è morto (con il fianco squarciato da una lancia) per dare vita alla Chiesa, sua sposa9. Il secondo recipiente invece viene interpretato come allegoria dell'arca di Noè, il terzo come simbolo della promessa ad Abramo, il quarto come allegoria dell'età che parte da Davide, ed il quinto come il tempo del profeta Daniele10. Infine, sempre per Agostino, il sesto recipiente indicherebbe la sesta età, presieduta da Giovanni Battista, colui che ha preparato la via al Signore11. Nelle intenzioni originali dell'autore, questi sei recipienti potrebbero anche rappresentare i sei giorni della creazione, e più in particolare il sesto giorno, ossia il giorno in cui Dio ha creato l'uomo, come profezia del giorno escatologico in cui l'uomo è ricreato da Cristo12. In un modo o nell'altro comunque, questi recipienti vengono riempiti di acqua fino all'orlo, viene attinta dell'acqua e portata al maestro della tavola, che può assaggiarla in forma di vino vecchio raffinato grazie a questo primo segno operato da Gesù. Da questo assaggio scaturisce la sorpresa: il vino è kalos, ossia letteralmente "bello"13. Il maestro della tavola elogia per questo la scelta dello sposo, del quale però non è riportata alcuna risposta, ignaro di quello che è accaduto. E' Gesù infatti il vero Sposo, che inaugura in questo modo le nozze del Nuovo Patto14.  

Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.   

CONCLUSIONE

Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: «Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l'Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello e la sua sposa si è preparata. Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi». E l'angelo mi disse: «Scrivi: "Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello"». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio». 
Apocalisse 19:6-9

Il primo segno di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni, ha quindi lo scopo di rivelare la sua identità di Sposo e di invitare tutti i credenti - in virtù della Nuova Alleanza stabilita mediante il suo sangue - al banchetto di nozze che si terrà al suo ritorno, alla fine dell'età presente. Ogni altra sfaccettatura della sua identità e del suo ruolo viene sviluppata a partire da questa, poiché è sulla base di Cristo come Sposo, e sulla base del suo sacrificio sostitutivo che può nascere la Chiesa e compiersi la volontà di Dio espressa fin dalle età più antiche. 
Dunque, la profezia fin dai tempi antichi, fin dalle origini del genere umano, non ha mai cessato di parlare di Cristo. Però Egli vi rimaneva nascosto; infatti i testi profetici rimanevano ancora acqua15
E' stato Gesù stesso a mutare questa acqua in vino, è stato lui a compiere tutte le cose scritte nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi (Lc. 24:44), trasformando la profezia in realizzazione, l'ombra in realtà (Eb. 10:1). Ed è in questa realtà che ora possiamo confidare in lui come sommo sacerdote in eterno (Eb. 8:1); accostandoci al trono della grazia con piena fiducia, per essere soccorsi al momento opportuno (Eb. 4:16). E' grazie al suo amore che possiamo ricevere la possibilità di vestirci di lino fino, compiendo per grazia le opere dei santi che Dio ha precedentemente preparato affinché le praticassimo (Ef. 2:10). E' per la sua grazia infatti che siamo stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da noi; è il dono di Dio (Ef. 2:8). Un dono per noi, una nuova ed eterna vita alla sua gloria.


Note: 

[1] Kysar Robert, Giovanni - Il Vangelo indomabile, Ed. Claudiana, cit. p. 127.
[2] Kysar R., Giovanni - Il Vangelo indomabile, Ed. Claudiana, cit. p. 134.  
[3] Id. Ibid.  
[4] Alegre Xavier, Tunì Josep-Oriol, Scritti giovannei e lettere cattoliche, Ed. Paideia, cit. p. 35. 
[5] Kysar R., Giovanni - Il Vangelo indomabile, Ed. Claudiana, cit. p. 127.   
[6] Bosetti Elena, Vangelo secondo Giovanni (1-11), Ed. Messaggero Padova, cit. p. 64.
[7] Id. Ibid. cit. p. 67.
[8] Id. Ibid. cit. p. 65.

[9] Agostino, commento al Vangelo di Giovanni (2010), a cura di Giovanni Reale, Ed. Bompiani, cit. pp. 263-265.  
[10] Id. Ibid. cit. pp. 266-270
[11]
Id. Ibid. cit. pp. 270-271
[12]
Bosetti E., Vangelo secondo Giovanni (1-11), Ed. Messaggero P., cit. p. 69.
[13] https://www.blueletterbible.org/lang/lexicon/lexicon.cfm?Strongs=G2570&t=KJV 
[14] Bosetti E., Vangelo secondo Giovanni (1-11), Ed. Messaggero P., cit. p. 70. 
[15] Agostino, commento al Vangelo di Giovanni (2010), a cura di Giovanni Reale, Ed. Bompiani, cit. pp. 254.  

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