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domenica 3 gennaio 2021

La parola di Dio e la tradizione degli uomini


Achille Mazzotti, "Gesù tra gli scribi e i farisei" (1844). Roma, Accademia Nazionale di San Luca.


INTRODUZIONE

Nell'ottica di una lectio continua, dopo aver esposto e commentato l'episodio evangelico marciano della camminata sulle acque di Gesù, vorrei in questo approfondimento avanzare nel testo di riferimento per approfondire ora i primi versetti del settimo capitolo.

Riprendendo poche righe introduttive al Vangelo secondo Marco posso senz'altro ribadire la sua prima peculiarità letteraria, ossia il fatto di presentare nella sua primissima frase la sua tesi di fondo e l'impegno nello svolgimento del libro di dimostrarne la veridicità: che Gesù è il Cristo - ovvero il Messia - (1:1-8:30) e il Figlio di Dio (8:31-16:8).

La nostra attenzione anche in questo caso rimane nella prima metà del libro contraddistinta da temi messianici e sul regno di Dio. Gesù in questa parte di narrazione ha già insegnato nei villaggi, ha già inviato i discepoli dando loro potere sugli spiriti immondi, ha già moltiplicato miracolosamente i pani e i pesci e attraversato il mare camminando sulle sue acque. All'approdo sull'altra riva Gesù ha guarito tutti gli infermi che sono stati portati e lui ed è proprio lì, nei dintorni di Gennesaret, che arrivano infine dei visitatori.

1. L'ACCUSA DEI FARISEI


Allora si radunarono vicino a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. Essi videro che alcuni dei suoi discepoli prendevano i pasti con mani impure, cioè non lavate.  (Poiché i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi; e quando tornano dalla piazza non mangiano senza essersi lavati. Vi sono molte altre cose che osservano per tradizione: abluzioni di calici, di boccali e di vasi di bronzo e di letti). I farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?» 
Marco 7:1-5

L'accorrere di molte persone vicino a Gesù alla fine del c.6 dimostra che si stava diffondendo la sua fama di Messia e i gruppi giudaici dei farisei e degli scribi della capitale Gerusalemme, comunque già molto scettici al suo riguardo, si sentono in dovere di raggiungerlo per esaminarlo. Naturalmente partono dall'osservare i suoi comportamenti e notano una cosa: alcuni suoi discepoli non si lavavano le mani prima di mangiare. Sappiamo che due terzi delle pericopi legali di Shammai e Hillel, rabbini contemporanei a Gesù, riguardano proprio il comportamento a tavola con una serie di norme ispirate al libro del Levitico. La regola farisaica in proposito prevedeva di lavaggio le mani fino al gomito prima di mangiare, ma anche delle abluzioni al ritorno del mercato, il lavaggio dei bicchieri, delle stoviglie e degli oggetti di rame. Ancor più di essere indicazioni igieniche erano comportamenti derivati da una teologia che divideva il mondo in oggetti e persone sacre e pure, oppure impure e profane. I lavaggi e le purificazioni dunque avevano il significato di rendere possibile l'avvicinarsi a Dio. Al contrario, disattendere questi precetti (che, sottolineo, erano patrimonio della tradizione degli antichi ossia la Torah orale e non degli Scritti sacri veterotestamentari che rappresentavano solo il punto di partenza della prescrizione poi interpretata e attualizzata) significava rendersi lontani da Dio. Questa prospettiva teologica era propria dei farisei ma rispettata da tutti i giudei: ecco quindi che possiamo comprendere quanto poteva essere scandaloso il comportamento dei discepoli di Gesù. Se egli era davvero il Messia, come potevano i suoi discepoli vivere in un situazione di impurità? La logica conclusione era solo una ossia il fatto che, seppur predicando il regno di Dio accompagnato da miracoli, Gesù non poteva essere il Cristo tanto atteso. Dunque, le cose stavano e stanno davvero così?

2. LA DUPLICE RISPOSTA DI GESÙ


E Gesù disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com'è scritto:
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il loro cuore è lontano da me.
Invano mi rendono il loro culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini".
Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». Diceva loro ancora: «Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto: "Onora tuo padre e tua madre"; e: "Chi maledice padre o madre sia condannato a morte". Voi, invece, se uno dice a suo padre o a sua madre: "Quello con cui potrei assisterti è Corbàn" (vale a dire, un'offerta a Dio), non gli lasciate più far niente per suo padre o sua madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte».
Marco 7:6-13

Alla domanda - e accusa implicita - degli scribi e dei farisei Gesù risponde in due fasi con altrettante citazioni bibliche. Nella prima fase inizia con un tono da invettiva coinvolgendo un oracolo del profeta Isaia, che troviamo in 29, 13:

Il Signore ha detto: «Poiché questo popolo si avvicina a me
con la bocca e mi onora con le labbra,
mentre il suo cuore è lontano da me
e il timore che ha di me
non è altro che un comandamento imparato dagli uomini.

Nel confronto con il riferimento in Marco è facile constatare la diversità testuale di questo versetto sia rispetto alla versione ebraica Masoretica sia alla traduzione greca dei LXX sebbene il senso sia naturalmente il medesimo. La denuncia isaiana di un mero formalismo religioso svuotato da ogni partecipazione interiore devozionale viene rielaborata e attualizzata da Gesù applicandola al caso dei suoi accusatori. Egli poi continua la sua argomentazione distinguendo tra il comandamento di Dio e la tradizione che la prima volta viene associata "agli uomini", in antitesi appunto a quella di Dio, per poi indicarla direttamente ai farisei come "loro"(la tradizione vostra!). Attraverso quest'ultima espressione Gesù preannuncia il suo distacco dall'interpretazione giudaica della Scrittura, un distacco che non solo riconosce a riguardo della propria interpretazione ma anche a riguardo dell'originale progetto di Dio presente nella tradizione biblica. Proprio per evidenziare questa divergenza egli continua a parlare aprendo una seconda fase della sua risposta, prendendo in causa l'esempio del korbàn, ossia del sacrificio. Tra le dieci parole - i Dieci Comandamenti - che possiamo leggere in Esodo 20, infatti, troviamo il precetto di onorare il padre e la madre. Precetto che tuttavia la prassi giudaica del tempo reputava non vincolante nel caso in cui ciò che sarebbe servito al sostentamento dei genitori veniva destinato a diventare un'offerta sacra. L'intervento di Gesù evidenzia questa incoerenza presentando però anche un valore più alto da affidare alla volontà di Dio espressa nella Scrittura piuttosto che nella tradizione religiosa orale.

Queste risposte di Gesù in effetti divagano dalla stretta questione dei lavaggi e delle abluzioni di purificazione ma lo fanno senza dubbio in modo voluto, affrontando il problema in maniera più ampia circa la tradizione degli antichi e la parola di Dio. 

3. L'INSEGNAMENTO ALLA FOLLA E AI DISCEPOLI


Poi, chiamata la folla a sé, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete: non c'è nulla fuori dell'uomo che entrando in lui possa contaminarlo; sono le cose che escono dall'uomo quelle che contaminano l'uomo. [Se uno ha orecchi per udire oda.]» Quando lasciò la folla ed entrò in casa, i suoi discepoli gli chiesero di spiegare quella parabola. Egli disse loro: «Neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che dal di fuori entra nell'uomo non lo può contaminare, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?» Così dicendo, dichiarava puri tutti i cibi. Diceva inoltre: «È quello che esce dall'uomo che contamina l'uomo; perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo».
Marco 7:14-22

All'improvviso nella nostra narrazione scompaiono i farisei e gli scribi mentre Gesù chiama la folla che lo seguiva per insegnare loro in modo più approfondito sul tema appena affrontato. La sua sentenza è costruita in parallelismo antitetico tra "all'esterno" e "all'interno", negando la possibilità di contrarre impurità da una contaminazione esterna per affermare che essa, invece, proviene dall'interiorità dell'uomo. Come abbiamo già accennato prima le norme di santità del Levitico si basa sulla separazione tra il sacro-puro e l'impuro-profano. Gesù però oltrepassa questo concetto con il suo insegnamento mettendo a fuoco lo stile di vita e l'interiorità come fonte della contaminazione più che quello che si può trovare all'esterno. Ma un punto di vista così innovativo non viene compreso neanche dai suoi discepoli, ed è per questo che egli deve tornare con loro sull'argomento. Nel patto mosaico se il sacro incontrava il profano lo uccideva. Persone e oggetti dovevano passare determinati rituali per purificarsi e rendersi più accettabili a Dio. Gesù però sa che sta arrivando una nuova alleanza nella sua persona, che lui stesso avrebbe da lì a poco vissuto la morte e la distruzione dovuta al contatto sacro/profano e che avrebbe distrutto definitivamente questa separazione. Non a caso infatti al momento della sua morte la cortina che separava nel Tempio di Gerusalemme il luogo Santissimo dal luogo Santo si sarebbe squarciata da cima a fondo (Mc. 15, 38). Ecco, nella nuova alleanza il sacro non può più uccidere il profano perché questa morte è stata vissuta e immedesimata una volte e per tutte da Cristo. In questo modo il sacro se incontra il profano può santificarlo. Può cambiarlo da di dentro per poter cambiare le cose che vi escono. La contaminazione avviene all'interno ed è lì che Gesù promuove un cambiamento radicale guarendo alla radice e non, come facevano per tradizione i giudei, tagliando solo i rami più esterni. 

CONCLUSIONE


Sentendo parlare dei miracoli di Gesù alcuni esponenti dei gruppi giudaici degli scribi e dei farisei lo raggiungono per metterlo alla prova. Il loro scetticismo coglie l'occasione dell'inosservanza del lavaggio delle mani di alcuni suoi discepoli per accusarlo chiedendogliene conto. La risposta di Gesù non si fa attendere e alza la prospettiva sull' erroneità di gran parte del paradigma interpretativo farisaico, poggiante su tradizioni umane spesso in contrapposizione con la parola di Dio e i progetti divini così come esposti nella Torah scritta. L'innovazione di Gesù è incompresa dai suoi stessi discepoli, anche perché egli non aveva ancora compiuto fino in fondo la sua missione e vissuto il suo sacrificio vicario. Gesù però era ben consapevole anche del fatto che il sistema sacrificale levitico era prossimo a tramontare in quanto lui stesso era il sacrificio ultimo e definitivo che avrebbe abbattuto il muro di inimicizia tra il Padre e l'uomo. 

Noi credenti del XXI secolo però lo sappiamo e non abbiamo scuse nell'evitare di rispondere positivamente all'appello del Vangelo con consapevolezza e nella piena libertà della Grazia. Senza rimetterci sotto il giogo di tradizioni e interpretazioni che snaturano la genuina freschezza della parola di Dio contenuta nella Bibbia, sappiamo che la trasformazione della conversione quotidiana deve avvenire al nostro interno - nel nostro cuore - attraverso lo Spirito Santo grazie al sacrificio di Cristo voluto dal Padre. Ed è proprio a lui che rimettiamo noi stessi con piena fiducia, sapendo che colui che ha iniziato un'opera buona in noi la porterà anche a compimento. 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 


  • Rafael Aguirre Monasterio, Antonio Rodriguez Carmona, Vangeli Sinottici e Atti degli Apostoli, Paideia Editrice, Brescia, 1995.
  • Santi Grasso - nuova versione, introduzione e commento, Vangelo di Marco, Figlie di San Paolo, Milano, 2003.

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