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domenica 14 marzo 2021

La trasfigurazione di Gesù

                                         INTRODUZIONE


Dopo aver commentato l'inizio del Vangelo secondo Marco, il seguente episodio della camminata sul mare di Gesù, la diatriba sulla purità, la sua proto-missione ai gentili e il dialogo con i discepoli sulla sua identità - che rappresenta lo snodo tra la prima e la seconda parte letteraria di questo vangelo - vorrei adesso soffermare l'attenzione sul più importante avvenimento che troviamo nel brano immediatamente successivo a quest'ultimo: la trasfigurazione di Gesù.


SEI GIORNI DOPO 


Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse soli, in disparte, sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza; le sue vesti divennero sfolgoranti, candidissime, di un tal candore che nessun lavandaio sulla terra può dare. E apparve loro Elia con Mosè, i quali stavano conversando con Gesù. Pietro, rivoltosi a Gesù, disse: «Rabbì, è bello stare qua; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Infatti non sapeva che cosa dire, perché erano stati presi da spavento. Poi venne una nuvola che li coprì con la sua ombra; e dalla nuvola una voce: «Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo». E a un tratto, guardatisi attorno, non videro più nessuno con loro, se non Gesù solo.

Poi, mentre scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare a nessuno le cose che avevano viste, se non quando il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. Essi tennero per sé la cosa, domandandosi tra di loro che significasse quel risuscitare dai morti.

Poi gli chiesero: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?» Egli disse loro: «Elia deve venire prima e ristabilire ogni cosa; e come mai sta scritto del Figlio dell'uomo che egli deve patire molte cose ed esser disprezzato? Ma io vi dico che Elia è già venuto e, come è scritto di lui, gli hanno anche fatto quello che hanno voluto».

Vangelo secondo Marco 9,2-13  

Questo episodio avviene "sei giorni dopo", ovvero sei giorni dopo il riconoscimento di Pietro del Cristo e il primo annuncio della Passione. Come già notato nell'approfondimento dedicato, questo riconoscimento poteva generare una certa incomprensione dovuta dal fatto che le attese messianiche del giudaismo di quel tempo si discostavano da quella che sarebbe stata la missione di Gesù, che per lo stesso motivo egli stesso ribadì in quella circostanza annunciando per la prima volta la sofferenza e la croce alla quale stava andando incontro. Questo avvenimento è il principale cardine letterario e teologico del Vangelo di Marco, che termina così la sua prima parte dedicata alla dimostrazione che Gesù è il Cristo (ma non nel senso comune nel termine in quell'epoca) e apre la sua seconda parte dedicata alla dimostrazione che Gesù è anche il Figlio di Dio. Ecco, dopo sei giorni da quel giorno Gesù porta i suoi tre discepoli più intimi su un alto monte, luogo che per eccellenza identifica la manifestazione e rivelazione divina nell'Antico Testamento. 

Nel luogo della teofania, dunque, Gesù fu "trasfigurato". Il termine originale utilizzato, metamorphoomai, significa "mutare in un'altra figura, trasformare, trasfigurare" mentre l'utilizzo di questo verbo al passivo potrebbe alludere all'azione di Dio. Dio dunque cambiò la figura, l'aspetto di Gesù: le sue vesti divennero sfolgoranti come quelle degli esseri sovrumani descritti nei testi apocalittici (Dan. 7, 9). E apparvero loro Elia e Mosè. I due protagonisti dell'Antico Testamento rappresentano il profetismo e la custodia della Legge divina. Leggiamo di una conversazione avvenuta tra Elia, Mosè e Gesù anche se purtroppo non troviamo alcun accenno al suo contenuto. 

Invece, troviamo le parole di Pietro che interrompe il dialogo per suggerire di montare tre tende sul monte. Il testo indica che queste parole scaturivano dal suo spavento. Ma spavento di cosa? Di questa apparizione? Con maggiore probabilità Pietro era ancòra spaventato dall'annuncio della sofferenza e della croce. Egli voleva dimorare e far dimorare Gesù nella glorificazione senza passare dalla sofferenza e dalla morte. Ma, prima di qualsiasi altra reazione, una nuvola - simbolo della gloria e del mistero divini - li adombra e da questa nuvola sentono una voce che dice: «Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo». Dio stesso interviene con la sua voce per riconoscere Gesù come suo Figlio, confermando la sua identità di Servo sofferente prima (cronologicamente) di quella di re glorificato. L'anticipazione dura poco tempo e poi svanisce come un vapore che si dissolve al vento, d'un tratto i discepoli e Gesù si ritrovano da soli in una ristabilita normalità. 

Scendendo dal monte Gesù chiede loro di non dire nulla fino al momento della risurrezione del Figlio dell'uomo ma essi non capiscono di quale risurrezione sta parlando, e pensano alla risurrezione dei morti che avverrà nel giorno del Signore. Per questo motivo chiedono del ritorno di Elia come profeta escatologico. Ma egli chiarisce che l'Elia che molti aspettavano era già venuto nell'ufficio di Giovanni Battista. 


CONSIDERAZIONI FINALI 


Il brano che abbiamo approfondito è cruciale nella dinamica di svolgimento del Vangelo secondo Marco, seguendo immediatamente il centro costituito dal riconoscimento di Gesù come Cristo. La tensione crescente è sempre quella dell'aspettativa dei discepoli e della missione di Gesù. I discepoli desiderano un Messia vittorioso ma Gesù ribadisce di essere un Servo sofferente generando in questo modo un'incomprensione che si trascina nel tempo.

La manifestazione di Dio sul monte serve così a legittimare la divinità della missione di Gesù, la sua figliolanza divina e la sua appartenenza a quel mondo. 

Tuttavia è chiaro che la glorificazione spettante a Gesù deve arrivare dopo la sua sofferenza e morte, e forse è proprio di questo che Gesù parlava a Elia e Mosè. Pietro però rigetta questa sofferenza e vorrebbe piuttosto restare subito a dimorare nella gloria. Ma così non può essere e presto la nuvola della manifestazione della gloria di Dio svanisce, lasciando ai presenti solo la realtà del momento. E' chiaro che Pietro rappresenta il discepolo "tipo" di Gesù e, in questo, ciascuno di noi. Nessuno vorrebbe dover passare dalla sofferenza e dalla morte ma il messaggio evangelico è che tutto questo non è evitabile. Arriverà il tempo della glorificazione, dell'immortalità, ma quel tempo non è qui e ora. Quel tempo arriverà ma prima è necessario, e non è evitabile, passare dalla sofferenza e dalla morte. Forse questo è il più grande mistero esistente e non dobbiamo biasimare Pietro nella sua incomprensione. Anche noi siamo come lui, anche noi vorremmo evitare questo dolore. Ma Gesù ci chiede di avere fede in Dio e in lui. Chi ha visto, anche solo per un battito di ciglia, il bagliore delle vesti sfolgoranti sa che quella realtà ci sta aspettando, e lo sa con la certezza della fede. 


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE


  • Rafael Aguirre Monasterio, Antonio Rodriguez Carmona, Vangeli Sinottici e Atti degli Apostoli, Paideia Editrice, Brescia, 1995.
  • Santi Grasso - nuova versione, introduzione e commento, Vangelo di Marco, Figlie di San Paolo, Milano, 2003.

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